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IL RUOLO DELL’INSEGNANTE NEI SERVIZI PER L’INFANZIA

A cura della dott.ssa Giulia Greselin, psicologa psicoterapeuta

Nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 possiamo leggere “ La presenza di insegnanti motivati, preparati, attenti alle specificità dei bambini e dei gruppi di cui si prendono cura, è un indispensabile fattore di qualità per la costruzione di un ambiente educativo accogliente, sicuro, ben organizzato, capace di suscitare la fiducia dei genitori e della comunità. 

Lo stile educativo dei docenti si ispira a criteri di ascolto, accompagnamento, interazione partecipata, mediazione comunicativa, con una continua capacità di osservazione del bambino, di presa in carico del suo “mondo”, di lettura delle sue scoperte, di sostegno e incoraggiamento all’evoluzione dei suoi apprendimenti verso forme di conoscenza sempre più autonome e consapevoli. 

La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata regia pedagogica. La professionalità docente si arricchisce attraverso il lavoro collaborativo, la formazione continua in servizio, la riflessione sulla pratica didattica, il rapporto adulto con i saperi e la cultura. 

La costruzione di una comunità professionale ricca di relazioni, orientata all’innovazione e alla condivisione di conoscenze, è stimolata dalla funzione di leadership educativa della dirigenza e dalla presenza di forme di coordinamento pedagogico.” Da queste parole possiamo capire come fare l’insegnante sia un lavoro complesso e poliedrico e, allo stesso tempo, estremamente mutevole a seconda dell’unicità dei bambini che ci troviamo di fronte. 

Nel concreto, cosa ci si aspetta da un insegnante? Da manuale troviamo:

  • la promozione dello sviluppo delle competenze dei bambini 
  • la programmazione delle attività e degli spazi 
  • l’interazione con i bambini, il loro accudimento e la guida durante le attività scolastiche 
  • l’osservazione e la valutazione dei progressi dei bambini 
  • l’educazione dei genitori e il loro coinvolgimento nel percorso educativo. Sicuramente queste attività rientrano nella professione di educatore / insegnante, ma non dobbiamo mai perdere di vista che “il ruolo dell’adulto come insegnante è complementare a quello del bambino come apprendista” (L. Malaguzzi, 1994). 

Al di là dei compiti, esistono buone prassi da tenere in considerazione. Vediamone alcune.

SAPER ASCOLTARE
Ogni bambino possiede doti naturali, talenti e propensioni e solo considerando la specificità di ognuno si può avere la garanzia di operare rispettandone l’indipendenza e la libertà, prerogative essenziali dello sviluppo di una personalità sana e di un’identità personale. Questa coscienza della diversità-unicità costituisce il criterio fondamentale da cui deve muoversi ogni buon educatore. Poiché ogni bambino è unico, un sistema educativo che si strutturi sull’osservanza di norme generali valide indistintamente per tutti rischia di fallire il suo intento. 

OFFRIRE OCCASIONI
Avendo compreso chi ha di fronte, l’insegnante ha ora l’opportunità di offrire occasioni, ovvero permettere al bambino di sperimentare le sue competenze e raggiungere con le sue capacità e il suo modo gli obiettivi prefissati senza dare risposte o soluzioni già pronte, ma aiutando i bambini a mettere a fuoco il problema, formulare ipotesi e giungere a soluzioni personali. 

CONDIVISIONE CO-PROGETTAZIONE
La scuola è uno dei tanti contesti che il bambino vive e per questo è importante saper condividere e fare rete con le altre figure che ruotano attorno al bambino (famiglia, servizi, territorio, ecc).  Una realtà educativa che non coinvolge tutti gli attori in scena rischia di essere un mero luogo assistenziale che niente ha a che vedere con l’educazione. Gli adulti in particolare devono lavorare come un team; le insegnanti pensano, riflettono, esplorano e progettano insieme dando valore così all’aspetto sociale e alla crescita intellettuale reciproca.

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