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La gestione educativa dei bambini durante la guerra

In questo delicato momento storico, dobbiamo porci il problema della gestione educativa dei bambini. Come tutti sappiamo, alla pandemia si è aggiunta questa particolare dinamica della guerra tra Russia e Ucraina che ci sta coinvolgendo tutti, e quindi da bravi educatori dobbiamo capire come gestire questi momenti con i nostri bambini, quale tipo di intervento pensare e quali atteggiamenti attuare con questi ultimi.

Come vivono i nostri bambini questo particolare momento storico?

Qui, nell’ambito dello studio, vediamo che i bambini sono affaticati, notiamo dei campanelli d’allarme che ci fanno capire quanto essi stiano vivendo intensamente questo periodo. Si notano difficoltà per quanto riguarda la gestione delle emozioni: mal di pancia, crisi di pianto improvvise, bambini che non vogliono più andare a scuola perché hanno paura di separarsi dalla mamma e dal papà, bambini che si svegliano di notte piangendo perché rivedono le immagini trasmesse dalla televisione.

Questo è un momento storico particolare e noi come adulti dobbiamo farcene carico.

Siamo tutti molto esposti ai media e ai telegiornali: le immagini che passano sono immagini forti e molto spesso i bambini non le sanno gestire perché non sono mai stati abituati a farlo.

Alle immagini, inoltre, si associano i discorsi: cosa ascoltano i nostri bambini? Noi parliamo di questa situazione e loro sono lì che ci ascoltano e che cercano di darsi una spiegazione rispetto alle nuove parole che sentono, come guerra, distruzione, Ucraina, Russia.

E poi c’è il non detto, ossia le emozioni o i silenzi dei genitori, che ciascun bambino è in grado di percepire.

I nostri bambini, dunque, sono completamente esposti, come se fossero nudi sotto alla pioggia.

E l’adulto? Che ruolo ha, cosa può fare?

Dobbiamo capire che, oltre a questa esposizione, c’è un’incapacità del bambino di leggere questa situazione: si tratta di un’incapacità a livello neuro-cognitivopoiché quello che noi viviamo è lontano cognitivamente dal cervello di quest’ultimo. Egli non ha mai provato o fatto esperienza di tutto ciò, di conseguenza la spiegazione che si dà di questo conflitto mondiale si basa su quello che vede con gli occhi. Se non c’è esperienza, infatti, non c’è apprendimento.

L’adulto, quindi, dev’essere leggero. La leggerezza, però, non dev’essere intesa come superficialità ma come pensiero che aiuta ad andare avanti, ad orientare e a stare meglio.

In questo momento l’adulto ha anche un ruolo di difesa: deve creare degli scudi, dei filtri che aiutino il bambino a darsi una spiegazione. L’adulto deve tradurre ciò che sta succedendo con qualcosa di più gestibile per il bambino. Possiamo pensare a “La vita è bella” di Roberto Benigni: egli ha fatto vivere al figlio la grande tragedia dell’Olocausto come un gioco. La proposta, quindi, è quella di essere degli adulti protettori.

Un’altra idea potrebbe essere quella di dire al bambino che, per questa guerra, uno scudo importante è rappresentato dalla nostra Costituzione italiana, che all’art. 11cita l’avversità dell’Italia alla guerra.

Questa è una forma di rassicurazione: non è una menzogna, è forse una speranza, ma che dobbiamo restituire in chiave di sicurezza.

Come posso spiegare la guerra a un bambino?

La guerra è un litigio fra persone che non la sanno gestire. L’obiettivo è quello di rendere il tema della guerra a misura di bambino, quindi, di paragonarlo a un evento che quest’ultimo può concepire, come un litigio (“La signora Ucraina e la signora Russia non hanno saputo litigare bene. Hanno avuto un problema, si sono confrontate, hanno provato a risolverlo ma non ci sono riuscite.”).

Come posso gestire la paura che il bambino sente?

La paura è una delle emozioni principali, ed è una delle emozioni che dobbiamo insegnare a gestire. La paura che i bambini sentono è viscerale: è la paura che impedisce di vivere bene perché mina la base della loro sicurezza, che è la sopravvivenza. L’adulto, dunque, deve offrire sicurezza al bambino, deve proporre un piano rassicurante e non fare finta di nulla (“il piano che la mamma e il papà hanno quando arriverà la guerra mi rasserena perché sanno cosa faremo”).

Roberta Povoleri

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